Torre Maura e la paura. Ma le violenze tra italiani non fanno notizia

Un episodio di violenza, legato ad armi da fuoco in ambito familiare, torna a far parlare di Torre Maura. Dunque se ne parla non bene, come è facile intuire. Protagonisti di questo episodio avvenuto nella giornata di ieri a Via dei colombi una famiglia italiana che abita nella palazzina prospiciente alla fermata del 313, l’ultima di Via dei colombi prima di imboccare Via dei ruderi di casa calda.
Alla base dello scontro una questione monetaria: il figlio avrebbe chiesto dei soldi alla madre ma si sarebbe visto opporre il rifiuto del padre: «tra i due [padre e figlio n.d.r.] era nata una discussione» sfociata in quel che sappiamo.
Ancora una volta Torre Maura, insomma, non mostra la sua parte migliore, nonostante c’è chi si adoperi attivamente per trovarne una o più d’una e ha deciso di mettere in piedi la mostra ‘Il bello di Torre Maura‘. «Apre il sull’auto del padre 22enne già noto alle forze dell’ordine.»

La cronaca è, tuttavia, impietosa. Che a Torre Maura si spari in pieno giorno, ormai, è inutile anche ribadirlo: è un dato certo, come quelle regole di geometria euclidea che ci facevano imparare alle scuole medie. È così e dobbiamo farci i conti.
Per non parlare dei fatti più recenti. Poco più di un mese fa un gruppo eterodiretto di una quindicina di residenti (dunque una piccola parte dei circa 39.900 abitanti di Torre Maura) insorgeva contro la dislocazione di una sessantina di persone di etnia rom. Come tutti ben sappiamo, le organizzazioni che vivono per fomentare odio sociale, razzismo e guerra fra poveri, hanno chiamato all’adunata perché Torre Maura si trasformasse nel Piave: “non passa lo straniero”. Poco importa se lo straniero, quel 24 maggio, era proprio l’Italia ad attaccarlo: si trattava dell’Impero Austro-Ungarico. Ma questa è un’altra storia.
«Le violenze tra italiani non fanno notizia, non leggerete nulla di quanto accaduto sui grandi media che speculano sugli episodi a cui sono legati italiani e stranieri»Dicevamo: c’è da avere paura di questi italiani che urlano: “casa e lavoro: non ce l’abbiamo noi: non ce l’avranno loro”. E con quel loro si tende ad identificare una vasta gamma di disagio che si misura con la diversa colorazione della pelle. Di questa notizia i grandi media non ne parleranno, perché fanno gola e audience le sole notizie che mettono in contrapposizione uno straniero con un italiano, un immigrato – quale che sia – che è colpevole a prescindere contro un connazionale indifeso. Si grida allo scandalo solo quando ci sono cosiddetti clandestini o stranieri di mezzo, si tende alla comprensione e alla pacificazione quando – invece – un italiano punta una pistola contro un altro italiano, magari dentro un appartamento a un isolato dal nostro.
E che, magari, nei primi giorni di aprile erano a Via dei codirossini a pestare il pane.
Loro sono gli italiani che difendono gli interessi degli altri italiani, quelli che non si arrendono e che lo difendono talmente bene che lo fanno attraverso la paura nei loro simili.

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