Rom, se ne parla ancora (immaginate come)

Ancora un episodio legato a persone di etnia rom. La notizia da cui trae spunto questo editoriale (parola abusata nel ‘giornalismo’ di oggi in discesa verticale verso l’abisso della disinformazione) non si è verificata direttamente a Torre Maura ma in un quartiere limitrofo: Torre Angela.
Si parla di famiglierom, per l’appunto – con figli al seguito assegnatarie di case popolari.
Si parla della protesta di un gruppetto fascista il cui simbolo è addirittura la Croce del Cristo tinta di rosso alla cui estremità destra è attaccato il fascio littorio. Se Gesù Cristo li conoscesse davvero, scenderebbe dalla Croce e li prenderebbe a schiaffi. Cristianamente, s’intende.
I più avvezzi alla politica di Roma Est e dintorni sanno di chi stiamo parlando.

Viene indetto un presidio per dire ‘basta discriminazioni contro gli italiani‘, dunque, e un contro-presidio dell’Asia-Usb sul diritto all’abitare.
Al netto di chi stava manifestando per chi e per cosa, risulta evidente che la questione rom tiene volutamente il banco della politica territoriale e delle questioni sociali. Le due cose coincidono e non sono affatto scisse, come vorrebbe invece qualche associazione no-profit che addirittura si è divertita a bacchettare i manifestanti di Torre Maura di sabato 6 aprile dall’alto del proprio pulpito.

Una famiglia (fossero state anche tre) crea davvero la differenza in un tessuto sociale dilaniato da mancanza di servizi, trasporto pubblico inefficiente (per non dire inesistente), disoccupazione, droga, ludopatia, alcolismo e altre patologie? La risposta ovviamente è sottintesa e negativa.
Siamo di fronte alla questione che dalle nostre parti torremaurensi, siamo già stati abituati ad ascoltare. L’orrido adagio è più o meno lo stesso: ‘casa e lavoro non ce l’abbiamo noi, non ce l’avranno loro’. Una guerra fra poveri tutta finalizzata alla lotta per l’ottenimento delle frattaglie.
O, se preferite, del quinto quarto delle politiche sociali (assenti) della periferia romana.

Si punta il dito contro chi è facile colpire per alzare la tensione e la paura al fine di modellare sempre meglio un corpo sociale assente che è succube di una condizione disagiata e disagiante che ogni giorno peggiora anziché migliorare.

C’è bisogno di un grande piano per la dignità delle periferie, che dia lavoro affinché ci sia la possibilità (vera) di riscatto e di presa di coscienza di chi vive situazioni di disagio e degrado.
C’è bisogno vitale di case popolari: a Roma ci sono centinaia di migliaia di appartamenti sfitti (circa 190.000) e circa il 61% di essi è dei grandi proprietari immobiliari che giocano al rialzo e al ribasso dei prezzi di mercato, rendendo di fatto impossibile per una giovane coppia costruirsi un futuro.
C’è necessità di un collegamento vero con il centro della città, non di una finta metropolitana che passa ogni 15 minuti, inferiore anche alla frequenza di un treno come il Roma-Viterbo.

Mantenere viva la questione e i ‘riflettori’, contrastando chi trascorre la sua vita a mettere un gruppo sociale contro l’altro per creare tensione e scontro, razzismo e xenofobia, è cruciale ed importantissimo soprattutto per gli abitanti di Torre Maura, che un mese fa hanno toccato con mano la bassezza e la pochezza degli ‘italiani che non si arrendono’. Che assomigliano molto a quelli che ‘non sono razzista, ma‘.
Perché le razze non esistono, ad eccezione di due: gli sfruttati e gli sfruttatori. E quando un gruppo di sfruttati punta il dito contro altri sfruttati, gli sfruttatori si sfregano le mani.

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