Senza lavoro, senza servizi e ora senza rom. Cambiato qualcosa?

Sono comparsi per tutta Via dei Colombi e strade limitrofe dei manifesti, non firmati, scritti di rosso e nero a ridosso dell’anniversario della Liberazione (25 aprile).
Il testo dello scritto alludeva chiaramente a quanto avvenuto nel nostro quartiere nei primi giorni del mese appena trascorso: le proteste che hanno fatto diventare famoso Torre Maura in tutta Italia (e anche in tutto il Mondo).

Senza servizi, senza trasporti, senza lavoro, e ora anche senza rom, cambiato nulla?

Evidentemente la risposta è no. Qualcuno ormai molto noto ai più ha già definito il quadro della questione: 70 persone non ci cambiano la vita.
Una frase che destabilizza, con naturalezza, quello che era uno slogan davvero sconsiderato, urlato in quei giorni dai riottosi contro i rom «casa e lavoro: non ce l’abbiamo noi, non ce l’avranno loro».

Esistono solo due classi: sfruttati e sfruttatori. E che quando un gruppo di sfruttati si scaglia contro un altro gruppo subalterno, siano essi rom, di altra estrazione sociale od etnia, immaginando che quest’ultimo sia da condannare perché potrebbe rubargli un briciolo del suo già precario stato che vive, costellato di disoccupazione o di un lavoro precario o a somministrazione, siamo di fronte al capolavoro delle classi dominanti. Il capolavoro di chi possiede sempre più ricchezza e costringe la maggior parte delle persone a vivere con sempre meno, è riuscito alla perfezione: ci si bea dell’azzuffarsi per le cosiddette ‘frattaglie’.

m.p.

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